AZIENDA TRASFERITA ALL'ESTERO E LA CONTABILITA' SCOMPARE - condannato amministratore

L’azienda si trasferisce all’estero e la contabilità “scompare”: condannato l’amministratore

L’amministratore, anche se solo formale, è una fonte di garanzia per la società in materia di conservazione e di tenuta della contabilità; per questo, la “sparizione” dei documenti contabili, anche se l’azienda si è trasferita all’estero, è a lui imputabile. Lo conferma la Corte di Cassazione con la sentenza del 16 febbraio 2018, n. 7753.
La Corte di Appello aveva parzialmente riformato la decisione di condanna emessa dal Tribunale nei confronti di un amministratore societario, per il delitto di bancarotta fraudolenta documentale. L’uomo aveva ricevuto correttamente la contabilità al momento dell’assunzione della carica di amministratore, ma al momento del fallimento (un anno dopo la cessazione della carica dell’imputato) nessun documento contabile fu reperito dal curatore, quindi non gli fu possibile ricostruire l’andamento economico della società.
L’uomo ricorreva in Cassazione, asserendo di aver assunto la carica di amministratore e di averla tenuta per circa sei mesi, durante i quali la società fu radicalmente trasformata e poi trasferita all’estero.
A detta della Corte territoriale, l’attività di amministratore era stata improntata proprio alla realizzazione di una serie di interventi societari tesi affinché la società potesse “scomparire” all’estero e l’occultamento della contabilità rientrava in tale strategia. «Una volta accertato che la contabilità risultava affidata all’imputato – osservano i giudici del Palazzaccio – era suo onere di diligenza dar prova di aver consegnato detta contabilità al successore per la richiamata posizione di garanzia assegnatagli dalla disciplina in tema di società».

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